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Tara Duncan e i sortileganti

Pubblicato su da Lucia Collo

Tara Duncan e i sortileganti

Buongiorno carissimi,

dopo un bel po' di tempo sono qui per riprendere ( spero del tutto), i miei profumi di recensione.

Bene, per (ri) cominciare oggi vi lascerò qualche informazione su di "Tara Duncan e i sortileganti."

Trama

Se fosse una ragazzina, normale, Tara Duncan non avrebbe alcun bisogno di lasciare la bellissima dimora di sua nonna in campagna, né tantomeno dovrebbe smettere di andare a scuola, di giocare con gli amici e così via. Però nessuno davvero "normale" viene inseguito da misteriosi e perfidi alieni mascherati, nessuno riesce a respingere il crollo di un'enorme biblioteca e, soprattutto, nessuno si ritrova un labrador come bisnonno. La verità, come Tara imparerà a sue spese, è che la magia è un dono scomodo, difficile da addomesticare, e che non tutti i Sortileganti, ovvero coloro che intrecciano i destini, sono in grado di fermare il male che i terribili Sangravi stanno per scatenare su Altromondo...

Autore

Sophie Audouin-Mamikonian, è nata il 24 di agosto del 1961 a Saint-Jean-de-Luz , è uno scrittore francese , autore di libri per bambini.

Sophie Audouin-Mamikonian è nata in Francia, in una famiglia originale armena , ed è cresciuta nel Paese Basco , dove disegna le storie e le leggende che alimentano la sua immaginazione . Ha cominciato a scrivere all'età di dodici anni: mentre un attacco di appendicite e peritonite la ha immobilizzata a letto per tre settimane. Scrive così il suo primo libro,Chanteclair, poco fenice o , .

Sophie Audouin-Mamikonian ha conseguito un master di diplomazia e la strategia. Ha iniziato a lavorare come scrittore di pubblicità . L'autore è meglio conosciuto per la sua serie di libri per giovani Tara Duncan , un universo nel quale la giovane eroina eponima, un "sortcelière" ha un potere straordinario che spesso ha difficoltà a controllare. Sophie Audouin-Mamikonian ha iniziato a scrivere la serie nel 1987 , ma la ha modificata via via finché dal 2003 , dopo il successo di Harry Potterha ha dimostrato il potenziale della letteratura di fantasia per i giovani lettori , . I libri di Sophie Audouin-Mamikonian hanno conquistato molti fan, con i quali corrisponde spesso con internet . La serie Tara Duncan è stata pubblicata un volume all'anno, e, in particolare, ha visto un adattamento a cartone animato, i cui 26 episodi sono stati trasmessi in Francia nel 2010.

Lei è anche l'autore di Clara Chocolat, la sorella di Tara, una serie per bambini, danza obesi , un thriller di per gli adulti, da Indiana Teller, la tetralogia di licantropi il cui primo volume è stato pubblicato nel marzo 2011, e un romanzo per adolescenti e giovani adulti, il colore degli angeli anima , pubblicato 5 ° gennaio 2012 raccolta R, Edizioni Robert Laffont .

Curiosità

Sophie è la discendente di un'antico casato armeno e ha rivendicato il titolo di Sua Altezza Reale che utilizza come portavoce di un regno che non esiste da diversi secoli.

Sortileganti = chi sa legare le sorti, non semplicemente maghi.

Profumo di recensione.

Tara Duncan e i sortileganti è il primo libro di una saga. Ahimè per il momento solo il primo è stato tradotto in italiano. In Francia Tara è conosciutissima, alias in qualche modo di Harry Potter.

Questo romanzo è piacevole e ricco di sfumature. Diverse ambientazioni e culture magiche lo popolano eppure il nucleo principale è lei: Tara.

Una ragazzina a cui il potere è stato celato per un motivo di vitale importanza, dovrà utilizzare la magia per fronteggiare il pericolo che incombe su di lei e la sua casa.

Fuggita su Altromondo ( regno magico dove convivono maghi, elfi,vampiri, nani e nonso) conoscerà amici e nemici davvero particolari e sarà aiutata da sortileganti draghi, vampiri e umani.

Tante avventure la aspettano e tanti pericoli, fino a scoprire cose di sé che neanche i parenti sapevano e a combattere per la salvezza della terra e non solo.

Avrei tante cose da dire ma lascio a voi il piacere di scoprirle.

Una entusiasmante avventura per tutta la famiglia.

Se volete lasciarmi commenti o suggerimenti sarò lieta di leggerli.

A presto.

Tara Duncan e i sortileganti

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La chimera

Pubblicato su da Lucia Collo

La chimera

Buongiorno carissimi,

iniziamo la discussione di oggi con La chimera un romanzo storico di Sebastiano Vassalli del 1990. Nello stesso anno il romanzo ha vinto il Premio Strega ed è stato finalista al Premio Campiello.

Il termine "Chimera" del titolo si riferisce al Monte Rosa così come lo si vede dalla pianura novarese.

TRAMA Tratta da wikipedia

Antonia, orfanella abbandonata sul torno della casa di carità di San Michele di Novara, viene allevata, insieme alle altre esposte, tra le suore e la rigida disciplina del convento e della dottrina cattolica. Conosce suor Livia (la meridionale), suor Clelia (la maestra) e suor Leonarda (la superiora).

Antonia cresce ed è la più bella fra tutte le esposte della Pia Casa. Arrivato il vescovo Bascapè a Novara, Antonia viene scelta per recitare la poesia di benvenuto. Prima del suo arrivo la ragazza viene costretta a mangiare un uovo e mentre recita la poesia davanti a Bascapè, sviene a causa dell'emozione (e dell'uovo). Si incontra, infine, con il vescovo stesso che la perdona.

Antonia, durante la sua permanenza nella Pia Casa, viene incaricata, insieme ad un'altra esposta, di svuotare la ruera (il secchio dove vengono raccolte le feci) ogni mattina. Una mattina, mentre stava trasportando appunto la ruera, questa le cadde dalle mani e si rovesciò su una suora che la punì rinchiudendola in uno stanzino. Qui, assieme a lei, vi era anche Rosalina, una giovane ragazza che era a conoscenza di cosa facessero veramente i preti e le suore e per ciò rinchiusa costantemente in questo stanzino. Rosalina intraprende una lezione di educazione sessuale ad Antonia, che ancora non sapeva niente dell'argomento, e viene molto colpita dalle dure parole di Rosalina riguardo ai preti, tanto da non permettersi di crederle.

All'età circa di dieci anni Antonia viene acquistata da una coppia di contadini, Bartolo Nidasio e sua moglie Francesca, che, dopo averla portata a casa loro, nel paesino di Zardino, l'allevano come se fosse una loro figlia legittima (cosa alquanto strana a quei tempi, dato che spesso le esposte venivano acquistate perché facessero da serve). Durante il tragitto verso Zardino, Antonia vede per la prima volta la bassa (la campagna vicino a Novara) e l'autore spiega il grave problema delle risaie.

Antonia, arrivata a Zardino, conobbe subito Don Michele, il parroco del paese, il quale, sebbene non avesse la licenza per esercitare tale carica, la espletava ugualmente. Costoro, come Don Michele, erano detti quistoni (che in sostanza erano dei falsi preti che si spacciavano come tali) e per un certo periodo vennero tollerati dalla Chiesa, ma con l'arrivo del nuovo vescovo a Novara la faccenda cambierà drasticamente. Don Michele, sebbene non fosse un vero prete, era amato dagli abitanti di Zardino e, all'interno della chiesa invece di recitare la messa coltivava i bachi da seta.

Con l'arrivo della primavera, a Zardino, arrivano anche i risaroli (cioè coloro che lavoravano nelle risaie), e Antonia, incuriosita, va assieme alla sua amica Teresina ad osservarli. Costoro, spiega Vassalli, erano persone miserabili che spesso venivano indotte con l'inganno a fare il risarolo e che molte volte si trattava di uomini con problemi o ritardi mentali. Antonia addolorata al vedere quegli uomini sciancati e vicini alla morte, ha in mente di farli scappare, ma Teresina le spiega che ciò non è possibile a causa dei fratelli cristiani che la notte vanno in giro per le campagne a riportare indietro i risaroli che tentano di fuggire. Per convincere maggiormente Antonia, Teresina la porta nella chiesa e le mostra un quadro raffigurante un santo in piedi e, inginocchiati verso di lui, i due fratelli cristiani. Durante la giornata, poi, Teresina narra di tutte le credenze popolari che vi sono a Zardino.

Vassalli descrive accuratamente come appariva Zardino nel 1600 spiegando anche alcune fra le più importanti credenze popolari. Tra queste emergono quelle del dosso dell'albera dove si credeva che attorno a questo albero si riunissero le streghe per fare i sabba, e quelle del dosso dei ceppi rossi dove si diceva che vi erano i serpenti che parlavano fra di loro.

Arrivò l'estate e Antonia ha modo di conoscere i risaroli che lavoravano i campi di suo padre Bartolo. Costoro non parlavano mai con nessuno e solo durante il lavoro cantavano delle canzoni per alleviare il dolore e la fatiche provocate dallo stremante mestiere. In questo periodo diventò amica sia di Biagio, servo delle sorelle Borghesini, sia del camparo (cioè la guardia) Maffiolo, il quale ogni volta che incontrava Antonia le narrava delle sue avventure e delle battaglie che aveva combattuto viaggiando per l'Europa, al servizio del re di Spagna.

Nello stesso periodo, Antonia andò assieme alla madre e a Consolata Barbero con le figlie, a Biandrate dove si teneva una fiera. Durante la visita, il gruppetto si ferma ad osservare gli animali (fra questi anche una tigre) imbalsamati giunti da lontanissimi paesi per mezzo dei preti, i quali, durante la fiera, non perdevano occasione per chiedere altri soldi ai poveri contadini.

Nell'ottobre del 1601 arrivò a Zardino Don Teresio, un giovane prete, mandato dal vescovo per prendere il posto di Don Michele. Don Teresio, scacciato il quistone dalla diocesi, costrinse gli abitanti di Zardino ad andare in chiesa e a partecipare alla messa oltre che a dare grandi offerte in denaro.

Arrivò l'inverno e con esso anche un'altra minaccia rappresentata dal Caccetta, un feudatario novarese che, per via di bandi e condanne, si stabilì dall'altra parte del fiume Sesia. Quell'anno, approfittando della secca del fiume, costui assieme ai suoi bravi, attraversò il Sesia e iniziò a fare scorrerie per i villaggi della bassa novarese. Aveva, anche, la fama di essere un uomo molto crudele e ciò gli venne attribuita da quando, a causa di una competizione in amore, uccise tutta la famiglia dell'amante della donna che il Caccetta amava. Un giorno il Caccetta (descritto come un uomo basso, robusto e dal brutto aspetto) arrivò a Zardino assieme ai suoi bravi, ma per fortuna degli abitanti costui non saccheggiò, non uccise e non rapì nessuno all'interno del villaggio; era venuto anzi per annunciare che era diretto a Parma e che odiava la Spagna.

In quest'epoca, spiega Vassalli, vi era un grande e proficuo commercio di reliquie. Si credeva, infatti, che esse avessero poteri miracolosi che nessun altro oggetto possedesse. Perciò il vescovo Bascapè incaricò monsignor Cavagna di andare a Roma ad acquistarne alcune. Costui non essendo molto furbo si fece ingannare da due tizi, l'uno un prete l'altro un pittore, che gli rifilarono dei falsi e che, poi, lo denunciarono alla Chiesa. Cavagna arrivato a Novara con le reliquie (che per l'appunto erano dei corpi di santi morti), fu bene accolto da tutti, ma dopo essere giunto da Roma l'inquisitore mandato, appunto, per verificare l'autenticità di tali reliquie, e dopo aver svelato a tutti dell'inganno, il Cavagna fu sbattuto in prigione e la stessa reputazione del Bascapè ne risentì tanto da fargli credere che tutto ciò fosse stato architettato dal Papa (suo acerrimo nemico) per umiliarlo.

Bascapè, rinchiuso nella sua stanza, dopo la terribile umiliazione subita, pensa ai tempi in cui era a Roma prima dell'elezione del nuovo Papa e della sua sconfitta.

Antonia crebbe e allo stesso tempo anche Biagio, il servo delle sorelle Borghesini, che oltre ad avere qualche problema mentale (era infatti detto Biagio lo scemo) veniva trattato dalle due sorelle come un animale se non peggio. Costui si innamorò follemente di Antonia a tal punto che, le sorelle Borghesini, dopo aver perso la pazienza a causa delle continue fughe di Biagio, oltre che ad accusare Antonia di averlo stregato, fecero in definitiva castrare il povero Biagio che dopo allora stette male di continuo.

Un giorno Antonia, mentre portava assieme alle sue amiche delle oche a mangiare, incontrò per la strada un pittore di nome Bertolino che era stato chiamato a Zardino per dipingere un'edicola. Bertolino, vedendo Antonia, fu colpito dalla sua bellezza a tal punto che raffigurò la Madonna, nell'edicola, con il suo volto. A nessuno in paese piacque questa scelta del pittore e don Teresio si rifiutò di benedire l'edicola.

Il vescovo Bascapè, sciancato dall'età e dalle malattie, giunge a Zardino assieme al suo seguito di preti, servitori e guardie del corpo, per donare la tanto attesa reliquia alla comunità del villaggio. La beata Panacea, così si chiamava tale reliquia, era un semplice pezzo di stoffa che si diceva fosse stato toccato da una santa. Il vescovo, nonostante le sue condizioni, raccontò agli abitanti di Zardino la storia di questa santa.

Nell'autunno del 1602 arrivarono a Zardino un gruppo di soldati lanzichenecchi, i quali dopo aver preteso dagli abitanti del paese del cibo, si rifocillarono e lasciarono le loro feci davanti alla casa del parroco (difatti costoro non erano cattolici ma luterani), il quale si era prontamente chiuso all'interno. Durante la permanenza dei lanzi, Antonia accettò di ballare con uno di essi nella piazza e per ciò non fu ammessa mai più in chiesa.

Durante l'inverno tra il 1609 e il 1610, Antonia ascoltò le varie storie sul Caccetta, su animali mostruosi, sui demoni e sul diavolo e sulle streghe, che venivano narrate nelle rigide giornate d'inverno dalle comari. Costoro erano molto superstiziose e infatti non impiegarono molto tempo ad associare tutti gli eventi strani che accadevano nel villaggio con Antonia.

Don Teresio, su consiglio di molti abitanti del villaggio, andò a Novara a denunciare, al Sant'Uffizio, Antonia poiché riteneva che fosse una strega. Il parroco narrò di molti avvenimenti e circostanze che avrebbero fatto pensare che la ragazza fosse una strega, all'inquisitore Manini, che decise di iniziare il processo verso Antonia.

Prima di convocare Antonia, Manini interrogò alcuni abitanti del villaggio per verificare se ciò che aveva detto don Teresio era vero. Tutti coloro che testimoniarono giudicavano Antonia una strega e solo Teresina, la sua migliore amica, disse il contrario, spiegando che Antonia usciva di notte non per andare ai sabba ma per incontrarsi con il suo moroso.

Antonia, giunta a Novara assieme ai suoi genitori, fu ascoltata dall'inquisitore che le porse alcune domande alle quali Antonia rispose negando che lei fosse una strega e che si incontrava con il moroso e non con il diavolo. Durante il processo Antonia era vestita da sposa, per dare più credibilità a ciò che diceva.

Il moroso di Antonia era un camminante, cioè un uomo che non ha una casa, ma che viaggia continuamente cercando ospitalità in qualche locanda o abitazione. Costui si chiamava Gasparo e per mestiere faceva il capo dei risaroli. Durante l'estate di quell'anno conobbe Antonia e i due si incontravano la notte sotto il colle dell'albera dove Gasparo le raccontava le sue avventure passate per mare, e promettendole che un giorno l'avrebbe portata assieme a lui a Genova dove avrebbero passato il resto della loro vita insieme.

Con il ritorno del vescovo a Novara la faccenda si complicò ulteriormente. Difatti Manini non voleva l'intercessione del Bascapè nel processo, a causa di una disputa fra i Domenicani (l'ordine di cui Manini faceva parte) e il vescovo. Così il processo continuò sotto il comando di Manini che non voleva certamente salvare la povera Antonia, ma piuttosto voleva vederla sul rogo al più presto, come vi è anche scritto nel suo libro appunto nel capitolo dedicato alle streghe.

Manini interrogò di nuovo Antonia ma questa volta adoperò anche l'uso della tortura per farle confessare le sue colpe. Antonia, dopo essere stata violentemente torturata da Taddeo e Bernardo (i due che lavoravano al servizio dell'inquisitore all'interno del tribunale), confessò le sue colpe, dicendo ciò che gli inquisitori si volevano sentir dire. Manini, una volta soddisfatto del suo lavoro, fece ricondurre Antonia nelle prigioni.

Anche i genitori di Antonia testimoniarono davanti all'inquisitore Manini, dicendo, come anche aveva detto in precedenza Teresina, che Antonia si incontrava con il moroso e non con il diavolo e, infine, dopo aver deposto la loro testimonianza, Bartolo offrì all'inquisitore un porco per corromperlo e far terminare così il processo verso sua figlia. Manini rifiutò subito l'offerta, non perché fosse incorruttibile, ma perché l'offerta di Bartolo era decisamente troppo bassa.

Finì il mese di giugno e Antonia, ancora sotto processo, dovette trascorrere le sue giornate nelle prigioni dove oltre al luridume che vi era, c'erano anche molti topi che, ogni notte, cercavano di mangiarla. Oltre a lei nel carcere non vi era nessun altro, se non un chierico omosessuale che fu poi trasferito nelle prigioni vescovili. Antonia fu esaminata un'altra volta e sempre con i medesimi mezzi di tortura che la costrinsero ad ammettere nuovamente colpe che non aveva mai commesso.

Bascapè, ormai vecchio e sciancato dalle malattie, decide di intraprendere un viaggio, l'ultimo della sua vita, per staccarsi dall'afa e dal terribile odore di quella città dove era stato mandato a comandare.

Il 20 agosto 1610 si riunì il collegio per decretare la sentenza verso la strega di Zardino. Di quel collegio non facevano parte solo i preti ma vi erano anche dei laici, come il podestà. Alla fine il collegio condannò Antonia al rogo. Nel frattempo Taddeo e suo figlio Bernardo ripulirono per bene la prigione e la notte violentarono Antonia, che nonostante si ribellasse, alla fine fu costretta a cedere ai due violentatori.

Finì agosto e Antonia venne trasferita nelle prigioni della torre dei Paratici, dove trascorse gli ultimi giorni prima dell'esecuzione. Qui oltre a lei vi era anche Rosalina che era stata arrestata poiché si prostituiva davanti ad una caserma e senza la mantella gialla che serviva per distinguere le prostitute. Antonia non socializzò molto con la sua compagna di cella e anzi se poteva evitava di parlarle. Durante la sua permanenza nella torre, Antonia trascorreva le sue giornate a dormire per fuggire dalla realtà. In quei giorni, poi, arrivò da Milano mastro Bernardo, il boia, assieme ai suoi collaboratori, il quale aveva ricevuto l'ordine di giustiziare la povera Antonia l'indomani sulla collina dove si credeva che andasse ad accoppiarsi con il diavolo.

L'11 settembre 1610, Antonia venne condotta su una carrozza e portata sul dosso dell'albera per essere giustiziata. Durante il tragitto la ragazza osservava dal finestrino della carrozza la gente che urlava e che acclamava a gran voce la sua morte. Arrivati verso le sette del pomeriggio a destinazione, Antonia fu condotta, per mano del boia, sul rogo, fatto con la legna dell'albera, e a osservare la terribile esecuzione vi erano non solo gli abitanti di Zardino, ma anche gli abitanti dei dintorni venuti per festeggiare la morte della strega. Una volta arsa Antonia, iniziò la festa tanto attesa da tutti.

SEBASTIANO VASSALLI biografia tratta da wikipedia

Nato a Genova nel 1941 da madre toscana e padre lombardo, si trasferisce a pochi anni d'età a Novara. Laureato in Lettere a Milano, discutendo con Cesare Musatti una tesi su "La psicanalisi e l'arte contemporanea", Vassalli, dagli anni sessanta e settanta si dedicò all'insegnamento e alla ricerca artistica della Neoavanguardia, partecipando anche al Gruppo 63. In seguito si è dedicato anche alla scrittura, ed in particolare a narrazione legate alla storia con una "investigazione letteraria delle radici e dei segni di un passato che illumini l’inquietudine del presente e ricostruisca il carattere nazionale degli italiani" [1]. Ha scritto per "la Repubblica", "La Stampa" e attualmente è opinionista del "Corriere della Sera". Per altre informazioni sulla sua vita si rinvia all'autobiografia-intervista Un nulla pieno di storie. Ricordi e considerazioni di un viaggiatore, pubblicata nel 2010.

L'opera di Vassalli si distingue per il profondo lavoro di ricerca storica, per lo più riferita all'evoluzione delle componenti sociali (religione, politica, differenze di genere ecc.); i romanzi dell'autore, infatti, sono ambientati in un determinato contesto storico (Medioevo, Controriforma, Ventennio fascista, Sessantotto italiano), o in un ipotetico futuro e l'occhio dello scrittore si dedica a costruire intorno ai personaggi del libro una rappresentazione realistica della società da usare come base per un confronto con la società attuale.

Nelle opere di Vassalli è inoltre possibile trovare una forte componente territoriale: il Piemonte è spesso la cornice delle vicende narrate e in particolare la pianura novarese. Il territorio vive la vicenda e molto spesso evolve con essa (ad esempio, la città *** in Archeologia del presente o in Cuore di pietra o Zardino in La Chimera). L'amore di Vassalli per il Piemonte e il Novarese è testimoniato anche dal libro fotografico Il mio Piemonte e da Terra d'acque. Esistono anche itinerari sulle orme delle sue opere (raccolti in Nella pianura delle storie di Sebastiano Vassalli. Itinerari letterari novaresi nella terra d'acque narrata dall'autore della "Chimera", a cura di Roberto Cicala, Interlinea-ATL Novara, Novara 2013).

L'autore ha dedicato un romanzo, La notte della cometa, e successivamente un libretto d'ambientazione natalizia (Natale a Marradi), alla vita del poeta Dino Campana, svelandone gli aspetti maggiormente oscuri, compreso il suo rapporto con Sibilla Aleramo.

Ciò che è interessante nella sua opera è la capacità di rappresentare in forma estremamente semplice ed efficace il carattere dei personaggi, fissandone gli elementi che permangono al di là del trascorrere del tempo. Questo aspetto, assieme all'accuratezza storica, dà all'opera di Vassalli una valenza fortemente pedagogica ed etica.

PROFUMO DI RECENSIONE

Questo è di sicuro un romanzo che ti riga l'anima e t'immerge nelle brutture di un'epoca, non troppo lontana dalla nostra, dove diversità e superstizione sono le linee guida del modo di vivere.

Ogni pagina è una scure che ferisce, dolorosa e insistente, che spalanca sempre più la ferita e ti tenta a chiudere occhi e romanzo.

Eppure è scritto così bene che ti avvolge, ti sprona ad andare avanti per vedere cosa succede, se c'è salvezza per quella ragazzina la cui unica colpa è, essere bella e diversa.

In esso troviamo diverse tematiche, che riguardano l'inquisizione, la tortura per la confessione , il ruolo delle orfani, la considerazione dei risaioli, tutti affrontati con una ricerca storica che ti porta ad essere lì, nell'orfanotrofio, oppure nelle segrete delle carceri sporche e luride, tra le terre assolate o davanti l'inquisizione.

Ogni sofferenza è come se fosse inferta anche a te, per capire, alla fine, che un peccatore innocente, deve essere immolato per la salute fisica e religiosa della massa.

Avrei da dire molte altre cose ma lascio a voi il piacere e questa volta anche il dolore di scoprirle.

E' una lettura che lascia il segno e che merita sicuramente.

Come sempre attendo le vostre riflessioni che sarò felice di leggere tra i commenti.

La chimera

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L'ombra del coyote

Pubblicato su da Lucia Collo

L'ombra del coyote

Buongiorno carissimi,

iniziamo la discussione di oggi con L'ombra del coyote (The Last Coyote), il quarto romanzo di Michael Connelly con protagonista il detective Harry Bosch, edito nel 1995.

TRAMA tratta da wikipedia

Harry Bosch, detective della Polizia di Los Angeles, è stato sospeso per aver messo le mani addosso ad un superiore. Ora ha il tempo, con l'aiuto di una psichiatra, di mettere ordine nella sua vita. Cercherà di far luce sull'omicidio della madre, prostituta, avvenuto quando era ancora bambino. Senza paura di schiacciare i piedi al potente di turno, l'impavido detective attraverserà tutti gli States pur di arrivare a scoprire la tragica verità. E così lontano da casa, forse, trova anche l'amore.

MICHAEL CONNELLY biografia tratta da wikipedia

Michael Connelly (Filadelfia, 21 luglio 1956) è uno scrittore statunitense di thriller: i suoi libri sono stati tradotti in 35 lingue diverse.

È stato presidente del Mystery Writers of America dal 2003 al 2004.

Laureatosi in ingegneria nel 1980 comincia a lavorare presso la redazione di alcuni giornali a Daytona Beach e Fort Lauderdale (Florida) dedicandosi principalmente alla cronaca nera. Nel 1986 produce un reportage insieme ad altri due giornalisti intervistando i sopravvissuti di un disastro aereo. Il loro lavoro viene candidato per il Premio Pulitzer. In seguito a questa esperienza, Connelly trova impiego come giornalista criminologo al Los Angeles Times. Aveva deciso di diventare scrittore di thriller già ai tempi dell'università dopo avere scoperto i romanzi di Raymond Chandler; in particolare fu affascinato dal film Il lungo addio di Robert Altman film tratto dall'omonimo romanzo di Chandler. Da qui, quindi, nasce un'accurata lettura dell'opera letteraria dello scrittore, che vede come protagonista Philip Marlowe, detective di Los Angeles tra gli anni '40 e '50. Da questo momento quindi la decisione di interessarsi sempre più a fatti di cronaca: sfrutta infatti gli anni passati da giornalista per studiare da vicino il lavoro della polizia e lo svilupparsi delle indagini che seguivano i delitti di cui si occupava.

La maggior parte dei suoi libri riguarda le indagini di un detective del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, Hieronymus "Harry" Bosch: il suo nome è lo stesso del famoso pittore olandese, dal quale la madre del detective era affascinata. Anche a detta dello stesso Connelly, Bosch condivide con l'autore diversi tratti del proprio carattere. Nel succedersi dei numerosi romanzi, il detective Bosch deve spesso combattere anche contro l'ostilità presente all'interno del suo stesso Dipartimento: una volta andato in pensione, lavorerà su diversi casi come detective privato, per poi tornare in Dipartimento per risolvere i cosiddetti cold case ("casi irrisolti" in italiano).

Connelly è particolarmente attento a far emergere l'evoluzione psicologica del suo protagonista, al di là degli stereotipi narrativi del genere hard boiled. Molti dei libri di Connelly sono ambientati a Los Angeles.

In Italia i suoi libri sono editi da Piemme.

Dal libro Debito di sangue è stato tratto l'omonimo film diretto da Clint Eastwood. Con molta ironia lo scrittore, in un romanzo successivo, Il ragno, ha fatto commentare causticamente il film ai suoi stessi personaggi, in un piacevole intreccio tra realtà e finzione.

PROFUMO DI RECENSIONE

Questo romanzo è accattivante fin dalle sue prime battute.

Il suo personaggio così forte e rude incarna l'uomo di un tempo tutto d'un pezzo, ligio nel lavoro e perspicace: il detective che tutti vorremmo trovare sul nostro cammino per la su lealtà e il suo sesto senso.

Come un coyote vicino all'estinzione e per certi versi unico.

Eppure il suo carattere per nulla diplomatico urta con la sua stessa area di lavoro e questo crea un effetto domino che si estende nella vita pubblica e privata.

Costretto a stare in riposo per aver aggredito il suo capo, l'agente scopre delle pecche e delle lacune in un vecchio caso, cui è particolarmente legato perché riguarda l'assassinio della madre.

Nonostante non possa fare indagini, si mette all'opera per svelare e sciogliere nodi che un bravo detective non avrebber dovuto lasciare passare sotto gamba.

Da qui inizierà colloqui e intervisterà persone ritenute coinvolte con l'aiuto della psicologa della polizia che saprà condurlo per mano, fino ad arrivare alla conclusione.

Vedrà le persone imputate e implicate nel delitto ricevere in qualche modo una punizione per scoprire alla fine, che l'assassino era la persona che meno ti saresti aspettato.

Viaggia lungo tutto il corso delle pagine, un bell'intreccio di personaggi ed eventi su cui primeggia sempre il protagonista.

Insomma una lettura estremamente interessante che vi consiglio.

Avrei da dire molte altre cose ma vi toglierei il piacere di scoprirle da voi.

Come sempre aspetto domande, consigli e impressioni.

Alla prossima.

L'ombra del coyote

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L'isola di Arturo

Pubblicato su da Lucia Collo

L'isola di Arturo

Buongiorno carissimi,

iniziamo la discussione di oggi con un romanzo conosciutissimo: L'isola di Arturo di Elsa Morante, vincitrice con tale libro del Premio Strega nel 1957. Dal romanzo venne tratto un omonimo film.

TRAMA tratta da wikipedia

Ambientato intorno al 1938. Arturo Gerace è nato sull'isola di Procida e vive lì tutta l’infanzia e l’adolescenza. L'isola racchiude tutto il suo mondo, e tutti gli altri posti esistono per lui solo nella dimensione della leggenda. Passa il suo tempo a leggere storie sugli “eccellenti condottieri”, a studiare l’atlante per progettare i suoi viaggi futuri e a fare fantasie sulla figura del padre che crede il più grande eroe della storia. Tutto ciò che è legato al padre Wilhelm per lui è sacro. Anche gli amici del padre sono per lui delle figure mitiche: il solo fatto di essere stati degni di amicizia li rende ai suoi occhi delle persone straordinarie.

Arturo è orfano della madre, morta nel darlo alla luce, e non ha mai conosciuto una donna: nei momenti di assenza del padre vive esclusivamente in compagnia della sua bianca cagna Immacolatella a cui è molto legato. Quando il padre porta a casa Nunziata, una nuova sposa, Arturo ne è inconsapevolmente attratto e prova sentimenti contrastanti che non riesce a spiegarsi; non riesce nemmeno a chiamarla per nome reputandola, almeno all'inizio, un essere brutto e inferiore e non tollerando che ella possa sostituirsi alla madre defunta. Nelle lunghe assenze del padre sono loro soli a vivere nella grande casa. Nunziata cerca di instaurare un rapporto con Arturo, ma lui, geloso delle attenzioni che Wilhelm le riserva nei primi mesi di matrimonio, oppone un muro impenetrabile.

Tutto cambia quando a loro si aggiunge il piccolo Carmine Gerace, il figlio di Nunziatella e del padre. Durante la notte del travaglio, Arturo sente Nunziata urlare e disperarsi, ha il terrore che, come sua madre, anche la matrigna possa morire di parto. Dopo la nascita del bambino, Nunziatella si dedica completamente a Carmine e Arturo ne diventa terribilmente geloso. Soprattutto invidia al fratellastro il fatto di avere una madre affettuosa, che vive per lui e lo riempe di baci, cosa che in particolare colpisce Arturo, che una madre non l'ha avuta e crede di non essere mai stato baciato. La sua gelosia per la maternità di Nunziata è tale che, per attirare l'attenzione della matrigna, decide di inscenare un suicidio ingurgitando delle pastiglie di sonnifero lasciate incustodite dal padre. La dose ingerita, che Arturo sapeva con certezza non essere sufficiente a uccidere un uomo, si rivela però abbastanza forte per un ragazzo, e il giovane si salva in virtù della sua ottima forma fisica. Così Arturo trascorre circa una settimana a letto, in un torpore surreale durante il quale gode della attenzioni di Nunziatella, sempre al suo capezzale, preoccupata per il figliastro. Appena guarito, Arturo per la gioia le corre incontro e la bacia sulla bocca, chiamandola per la prima volta per nome. Rimane stupito nell'essere rifiutato dalla matrigna e dalla paura che la donna dimostra nei suoi confronti. Arturo nota una sorta di conflitto in Nunziata: la donna è divisa dalla lotta tra la sua volontà, il suo dovere di moglie e cristiana e l'affetto/amore che sicuramente prova per il ragazzo. Nunziata comincia a evitare il figliastro. Inizialmente Arturo si risente per l'allontanamento, non comprendendo nemmeno i propri sentimenti verso Nunziatella.

Ormai evitato dalla matrigna, Arturo fa conoscenza di un'amica di Nunziatella, Assunta, una giovanissima vedova che lo inizia al sesso. In occasione della sua prima esperienza sessuale si rende conto che i sentimenti contrastanti che prova verso Nunziata nascondono anche l'attrazione di un uomo per una donna: infatti, Arturo si morde a sangue il labbro inferiore per impedirsi di gridare il nome della matrigna. Pur non amando Assuntina, Arturo intreccia con lei una relazione, per sfogare l'amore represso verso Nunziatella; quando scopre di non essere l'unico amante della donna,deluso, la abbandona ingiuriandola.

Al ritorno di Wilhelm Gerace a Procida, Arturo, che ha preso l'abitudine di aspettare suo padre ogni giorno al molo come da bambino, vede il padre, che, agitato, gli dice di precederlo a casa. Arturo invece aspetta, stupendosi dell'agitazione e dell'inquietudine di Wilhelm, e scopre che il padre stava aspettando lo sbarco di un carcerato, un giovane bruno, dall'aria strafottente che immediatamente desta l'antipatia e l'odio di Arturo. Wilhelm conduce una vita schiva, ignorando la moglie e i figli; nei suoi disperati vagabondaggi estivi rifiuta perfino la compagnia di Arturo. Un pomeriggio Arturo si imbatte per caso in Wilhelm e lo segue di nascosto, arrivando fino al Penitenziario dell'isola, dove il padre si mette a cantare rivolto a una delle finestre. Non ricevendo risposta, Wilhelm si mette a fischiare in un codice che Arturo pensava essere un segreto tra lui e suo padre. Finalmente, il carcerato si mostra alla finestrella e fischia in risposta, in codice, un insulto: "parodia". Alla vigilia del compleanno di Arturo, rincasando a casa a tarda sera il ragazzo trova il carcerato, Tonino Stella, rilasciato per amnistia e ospite di Wilhelm. Da lui scopre che il padre, ch'egli ha sempre creduto un grande viaggiatore e un eroe, non si allontana mai di molto durante i suoi viaggi.

ELSA MORANTE biografia tratta da wikipedia

Nata a Roma, al n. 7 di via Anicia, trascorse poi la sua infanzia nel quartiere popolare di Testaccio. Figlia naturale d'una maestra ebrea (Irma Poggibonsi, originaria di Modena) e d'un impiegato delle poste (Francesco Lo Monaco), alla nascita fu riconosciuta da Augusto Morante, marito della madre e sorvegliante in un istituto di correzione giovanile, col quale crebbe insieme ai fratelli più piccoli Aldo, Marcello (1916-2005, anche lui scrittore) e Maria (un primo fratello, Mario, morì in fasce prima che lei nascesse).

Morante iniziò giovanissima a scrivere filastrocche e favole per bambini, poesie e racconti brevi, che a partire dal 1933, fino all'inizio della seconda guerra mondiale, furono via via pubblicati, anche grazie ai consigli del critico letterario Francesco Bruno, che la lanciò nel 1935, su varie riviste di diversa natura, tra le quali si ricordano "Corriere dei piccoli", "Meridiano di Roma", "I diritti della scuola" (sulla quale, tra l'altro, uscì in 29 puntate il racconto lungo Qualcuno bussa alla porta), e soprattutto "Oggi" (diretta da Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti, sulla quale scrisse anche con gli pseudonimi di Antonio Carrera e di Renzo o a volte Lorenzo Diodati).

Il suo primo libro fu proprio una raccolta d'alcune di queste sue storie giovanili, Il gioco segreto, pubblicato nel 1941 da Garzanti che fu seguito, nel 1942, da un libro per ragazzi, intitolato Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina (da lei stessa illustrato e poi riscritto nel 1959 con il titolo Le straordinarie avventure di Caterina).

Nel 1936 conobbe lo scrittore Alberto Moravia che sposò il 14 aprile 1941; insieme incontrarono e frequentarono i massimi scrittori e uomini di pensiero italiani del tempo, tra cui più spesso Pier Paolo Pasolini (nel cui film Accattone fa un'apparizione e col quale viaggiò in India), Umberto Saba, Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani, Sandro Penna ed Enzo Siciliano.

Verso la fine della seconda guerra mondiale, per sfuggire alle rappresaglie dei nazisti, Morante e Moravia lasciarono Roma ormai occupata e si rifugiarono a Fondi, un paesino in provincia di Latina a pochi chilometri dal mare. Tale parte dell'Italia Meridionale appare di frequente nelle opere narrative successive dei due scrittori; Elsa Morante ne parla soprattutto nel romanzo La Storia.

Durante questo periodo iniziò a tradurre il diario (Scrapbook) di Katherine Mansfield, la cui influenza è a volte riconoscibile nelle sue opere successive. Dopo la fine della guerra, Morante e Moravia incontrarono il traduttore americano William Weaver, che li aiutò a raggiungere il pubblico americano.

Il primo romanzo che Elsa Morante pubblicò fu Menzogna e sortilegio, uscito presso Einaudi nel 1948 tramite Natalia Ginzburg, e che vinse il Premio Viareggio. Il romanzo fu dunque pubblicato negli Stati Uniti col titolo House of Liars nel 1951 (tradotto da Adrienne Foulke e Andrew Chiappe per interesse di William Weaver, il quale poi avrebbe tradotto da sé La Storia e Aracoeli).

Il successivo romanzo, L'isola di Arturo, uscì in Italia nel 1957 riscuotendo grande successo di pubblico e di critica (vinse il Premio Strega). Ne fu tratto anche un film omonimo, diretto da Damiano Damiani.

Nel 1958 uscirono 16 poesie presso Longanesi col titolo Alibi, tra le quali anche la poesia Avventura, già uscita su "Botteghe Oscure" nel 1951 con il titolo L'avventura.

Durante gli anni sessanta, al principio dei quali, come si è detto, recitò una breve parte come detenuta nel film Accattone di Pasolini, la scrittrice allestì una seconda raccolta di racconti, pubblicata da Einaudi nel 1963: Lo scialle andaluso, in cui confluirono alcuni dei racconti già pubblicati nel Gioco segreto, assieme ad altri più recenti.

Morante e Moravia s'erano separati nel 1961. Elsa Morante in questo periodo frequentò, senza Moravia, anche Luchino Visconti e il pittore newyorkese Bill Morrow (1936-1962, morto precipitando da un palazzo), il critico Cesare Garboli e l'attore Carlo Cecchi (gli ultimi due poi curatori delle sue Opere ne «I Meridiani» di Arnoldo Mondadori Editore).

Elsa continuò a scrivere, sebbene sporadicamente, lavorando in quegli anni a un romanzo che non vide mai la luce, Senza i conforti della religione. Nel 1968 pubblica Il mondo salvato dai ragazzini, un misto di poesia, canzoni e dialoghi e, a partire dal 1971, riprende molti personaggi e temi dal vecchio progetto di Senza i conforti della religione per scrivere La Storia. Il romanzo, ambientato a Roma durante la seconda guerra mondiale, uscì nel 1974 (per sua scelta direttamente in edizione economica, nella collana "Gli struzzi") ed ebbe fama internazionale, ma ricevette anche attacchi spietati da parte di alcuni critici. Luigi Comencini ne trasse uno sceneggiato TV nel 1986, interpretato da Claudia Cardinale. Editor del libro "La Storia", presso la casa editrice Einaudi, fu Elena De Angeli.

L'ultimo romanzo di Elsa Morante fu Aracoeli, pubblicato nel 1982. Ammalatasi in seguito a una frattura del femore, tentò il suicidio nel 1983. Nel 1984 ricevette il Prix Médicis per Aracoeli. Morì nel 1985 a seguito di un infarto dopo una seconda operazione chirurgica.

Postumi, a parte i due volumi di Opere citati, sono stati anche raccolti, a cura di Irene Babboni e Carlo Cecchi, dei Racconti dimenticati, volume che riprende i 14 racconti de Il gioco segreto esclusi da Lo scialle andaluso e alcuni dei racconti dispersi su varie riviste, oltre a 12 brevi fantasie infantili e a un inedito. Nel 2013 Einaudi ne ha ripreso la sezione dal titolo Aneddoti infantili, allargandola a 15. Sono fantasie para-autobiografiche che l'autrice pubblicò in gioventù nella rubrica Il giardino d'infanzia del settimanale "Oggi".

Nel 2012 è uscita una raccolta di 596 lettere di e a Elsa Morante dal titolo L'amata, a cura del nipote Daniele Morante con la collaborazione di Giuliana Zagra[3].

I suoi manoscritti sono conservati alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, che ha ospitato due mostre dedicate alla scrittrice: la prima nel 2006 (Le stanze di Elsa) e la seconda nel 2012 (Santi, Sultani e Gran Capitani in camera mia).

PROFUMO DI RECENSIONE

Questo romanzo nonostante sia conosciutissimo non è per nulla semplice perché ti mette in continua discussione.

In esso si avvertono e si trovano tante tematiche che sono distribuite lungo tutto il corso delle pagine in maniera gratuita e che lasciano il posto a continue domande e interrogazioni.

Prima fra tutti il tema dell'essere orfano, delle buone e cattive madri.

Arturo è orfano dalla nascita perché sua madre l'ha lasciato mentre lo dava alla luce in contrapposizione Wilhelm il padre di Arturo, considera la madre una creatura spregevole e costrittiva.

Altra contrapposizione l'amore vero con l'apparenza dell'amore.

Wilhelm sposa una ragazzina napoletana e la porta a vivere con loro ma lui alla fine è sempre in viaggio e la giovane moglie s'innamora a poco a poco di Arturo come il giovane di lei.

L'amore e la deferenza infinita che Arturo ha verso il padre che crede simile a un dio, intoccabile, fiero, onnipotente contrasta con la visione che di lui hanno gli altri procidani.

Questo romanzo verte su temi duri, su continue contrapposizioni, sui bisogni, sulle esigenze dell' essere umano, sulle loro pecche sulle apparenze e sulle vere realtà in un gioco continuo che coincide con il maturarsi di questo giovane, amante dei libri e delle scoperte.

Avrei da dirvi molte altre cose ma vi lascerei il gusto di scoprirle da voi.

Come sempre aspetto le vostre discussioni, domande, suggerimenti e punti di vista.

Alla prossima.

L'isola di Arturo

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Va' dove ti porta il cuore

Pubblicato su da Lucia Collo

Va' dove ti porta il cuore

Buongiorno carissimi,

iniziamo la discussione di oggi con un romanzo Va' dove ti porta il cuore scritto da Susanna Tamaro e pubblicato per Baldini e Castoldi nel 1994.

Questo best seller ha venduto 16 milioni di copie in tutto il mondo, ed è stato inserito fra i 150 «Grandi Libri» che hanno segnato la storia d'Italia in occasione delle celebrazioni del 2011 per l'unità nazionale al Salone del Libro di Torino.[1][2] Incentrato sui sentimenti e gli affetti familiari, ha incontrato un grande successo di pubblico diventando un vero e proprio "caso" letterario: scritto in forma epistolare, ha il suo cuore nella confessione che una anziana signora fa alla propria nipote, facendo emergere una silenziosa menzogna che ha travolto la sua famiglia. Dal libro è stato tratto l'omonimo film diretto da Cristina Comencini.

Nel 2006 è uscito il sequel Ascolta la mia voce.

TRAMA tratta da wikipedia

Figlia di genitori rigidi, Olga nasce a Trieste, in una famiglia borghese di origini ebraiche e cresce in semisolitudine senza sentirsi amata. Al momento di terminare gli studi al liceo, il padre le nega la possibilità di frequentare l'università. Olga, spirito inquieto e intelligente, trascorre la sua giovinezza a casa con i genitori senza riuscire a trovare un fidanzato, immersa in un'idea romantica dell'amore, ma senza neanche fare nulla per cercarlo.

Ormai quasi trentenne, viene corteggiata da Augusto, un uomo abruzzese più grande di lei, rimasto vedovo, e in contatto per lavoro con il padre. Subito dopo il matrimonio, avvenuto dopo soli sei mesi di conoscenza, tuttavia, Augusto mostrerà poco interesse per Olga, preferendo invece dedicarsi alla sua passione per gli insetti. Il matrimonio di convenienza porta Olga a un chiaro scetticismo nei confronti delle decisioni puramente razionali. La donna, trasferitasi a L'Aquila, diventa sempre più inquieta e depressa mentre il mondo è sconvolto dalla seconda guerra mondiale: alla fine della guerra apprende della distruzione della sua casa paterna e con il marito ritorna frettolosamente a Trieste, dove acquistano una villetta alla periferia della città per accogliere i suoi genitori, ormai vecchi. La coppia si trasferisce definitivamente nel capoluogo giuliano.

Prendendo come pretesto il mancato arrivo di un figlio (praticamente, dato che fra Olga e Augusto non vi sono in genere rapporti sessuali), Olga si reca per due settimane alle terme di Porretta. Qui conosce un dottore di idee comuniste, Ernesto, con il quale inizia a intrattenere una relazione segreta. Olga inizia a sentire il sentimento amoroso che aveva cercato per tutta la vita.

Ritornata a Trieste, la donna scopre di essere incinta di Ernesto, ma decide comunque di tenere la bambina, che chiamerà Ilaria, facendo credere ad Augusto che il padre sia lui. Intanto prosegue la relazione segreta con Ernesto, con lettere e incontri clandestini, fin quando una notte il medico si schianta contro un albero con la sua automobile e muore. Olga scopre la morte dell'amante dopo qualche mese e cade in una profonda depressione, tanto da iniziare a trascurare la figlia Ilaria, che accusa il colpo e inizia a nutrire un profondo rancore verso la madre.

Con l'aiuto di padre Thomas, un gesuita tedesco, Olga inizia lentamente a riprendersi e avvia un percorso spirituale, ma deve scontrarsi con la sempre più crescente ostilità della figlia Ilaria. Quest'ultima, con il preciso intento di allontanarsi dalla famiglia, s'iscrive alla facoltà di filosofia dell'università di Padova, dove inizia a frequentare assiduamente gli ambienti del Sessantotto nonché i collettivi femminili, imbevendosi delle nuove idee politiche con un preoccupante fanatismo.

In questo periodo muore Augusto, malato da diversi anni. In punto di morte, Augusto lascia capire a Olga, con una mezza frase, di aver sempre saputo che Ilaria non era sua figlia, gettando la donna in un profondo sconforto. Dopo la morte del marito, Olga tenta di recuperare il suo rapporto con Ilaria, ma quest'ultima è sempre più ostile nei suoi confronti tanto che giunge ad allontanarla forzatamente dalla sua casa di Padova.

Ilaria lascia gli studi di filosofia, che peraltro aveva seguito malamente, e si affida alle cure di uno psicologo privo di studi regolari - in realtà una specie di santone, che rende ancora più instabile la già fragile psiche della ragazza. Ilaria rimane incinta e alla madre racconta di essere rimasta incinta durante un viaggio in Turchia.

Ilaria e la piccola bambina vivono in una specie di comune guidata dal santone. Ilaria è sempre più fragile, ha sperperato tutti i suoi soldi, fa uso di droghe e psicofarmaci. Sommersa dai debiti, si rivolge alla madre chiedendole un grosso prestito. Ma la madre per la prima volta in vita sua dice di no alla figlia: quest'ultima esplode in un pianto isterico, nasce una lite violenta e Olga si lascia sfuggire il segreto sulla vera paternità di Ilaria; quest'ultima fugge via disperata, schiantandosi contro una quercia in auto, e morendo qualche giorno dopo all'ospedale.

La piccola figlia di Ilaria, rimasta orfana, viene affidata alla nonna Olga. Olga, anche se anziana, cresce la nipote sviluppando con lei un rapporto affettuoso, favorita anche da una certa affinità di carattere.

Durante l'adolescenza però la nipote, travagliata da una dura inquietudine, si scontra sempre più violentemente con la nonna, giungendo spesso a provocazioni arroganti e volgari.

Superata la maturità, indecisa sul suo futuro, sceglie di partire per l'America. Olga è colpita da un ictus e ormai, comprendendo di essere alla fine della sua vita, scrive una lunga lettera-diario alla nipote con lo scopo di svelarle tutti i segreti della sua vita ed esortandola sempre ad andare dove la porta il cuore.

SUSANNA TAMARO biografia tratta da wikipedia.

Susanna Tamaro nasce in una famiglia della buona borghesia triestina. Ha un fratello più grande, Stefano, e uno più piccolo, Lorenzo. È lontana parente dello scrittore Italo Svevo.

Nel 1976 prende il diploma magistrale e poco dopo vince una borsa di studio per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, città nella quale si trasferisce. Si diploma in regia con il cortometraggiod'animazione L'origine del giorno e della notte, tratto da un mito incas.

Nell'estate del 1977 è aiuto-regista di Salvatore Samperi che a Trieste sta girando Ernesto, tratto dall'omonimo libro di Umberto Saba.

Nel 1981 completa il primo romanzo "Illmitz", tuttora inedito, che malgrado l'apprezzamento di Claudio Magris viene rifiutato dalle case editrici[1].

Negli anni ottanta collabora saltuariamente con la RAI. Non riesce ad entrare come regista nella neonata Rai 3 perché il suo diploma del Centro Sperimentale non è riconosciuto come laurea.

Nel 1989 partecipa ad un'iniziativa della casa editrice Marsilio che vuole lanciare sul mercato una collana di giovani scrittori inediti. Tamaro riesce ad esordire nel mondo della letteratura con il suo primo romanzo, La testa fra le nuvole. In questo periodo si ammala di bronchite asmatica, aggravata dallo smog e dall'inquinamento di Roma. Si trasferisce perciò in Umbria, nei dintorni di Orvieto, ospite di un'amica. In seguito acquisterà un casale a Porano, a pochi chilometri di distanza.

Nel 1990 esce sempre per Marsilio Per voce sola; il libro passa completamente inosservato, ma riceve gli elogi pubblici di Federico Fellini e di Alberto Moravia.

Nel 1991 si dedica al romanzo per l'infanzia con Cuore di ciccia, pubblicato dalla Mondadori.

Nel 1994, dopo tre anni di silenzio, pubblica il suo più grande successo, il romanzo epistolare Va' dove ti porta il cuore, edito da Baldini Castoldi Dalai Editore. Accolto con freddezza da una parte della critica letteraria, vende oltre 15 milioni di copie in tutto il mondo.[2][3]

Nonostante il successo, il romanzo viene giudicato negativamente dalla critica di sinistra[4]. L'autore satirico Daniele Luttazzi ne realizza anche una parodia dai contenuti volgari, Va' dove ti porta il clito[5]. La Tamaro fa causa a Luttazzi per plagio,[6], perdendo.

Ispirandosi al libro di Tamaro, nel 1996 la regista Cristina Comencini ne trae un omonimo film, con Virna Lisi e Margherita Buy.

Nel 2011, in occasione delle celebrazioni per l'unità d'Italia al Salone del Libro di Torino, Va' dove ti porta il cuore viene inserito fra i 150 «Grandi Libri» che hanno segnato la storia d'Italia.

Nel 1996 inizia a tenere una rubrica sul settimanale Famiglia Cristiana nel quale affronta realtà solitamente ignorate dai grandi media. Lascia la rubrica nel 1998, raccogliendone però i numeri più salienti nel libro Cara Matildha - Non vedo l'ora che l'uomo cammini edito dalle Edizioni Paoline.

Nel 1997 ha esordito come autrice di musica, scrivendo insieme a Ron, per Tosca, il brano Nel respiro più grande,[7] presentato al Festival di Sanremo 1997 e giunto in finale. Lo stesso anno pubblica un altro best-seller, anche se di respiro minore rispetto al precedente, Anima Mundi.

Sempre nel 1997 viene diffusa la notizia del suo suicidio, immediatamente smentita[8]. La notizia si rivela poi una beffa mediatica a opera del collettivo Luther Blissett.

Il 23 settembre del 1998 muore a Roma il padre Giovanni. Alcuni telegiornali lanciano la notizia falsa che sarebbe stato assassinato nel monolocale di Susanna Tamaro, sollevando uno scandalo [9]. Un comunicato della Procura e della stessa scrittrice poi chiarisce che il pensionato Giovanni Tamaro è morto per emorragia interna. Lo scandalo si chiude ma la famiglia Tamaro decide di tenere i suoi funerali in fretta e in segreto per sfuggire agli "sciacalli massmediatici".

Nel 1998 scrive il soggetto per la storia a fumetti Paperino e la corsa al best-seller, pubblicata sul periodico Disney Topolino[10].

Nel 2000 firma un contratto con la Rizzoli, alla quale cede in parte i diritti di tutte le sue opere precedenti, tra cui quelli miliardari di Va' dove ti porta il cuore. Il 16 ottobre dà vita alla Fondazione Tamaro, che cura diverse iniziative e progetti di solidarietà e volontariato. Nel 2001 pubblica la raccolta Rispondimi, costituita da tre racconti, nel 2002 Più fuoco, più vento, nel 2003 Fuori, un'altra raccolta, stavolta di storie di immigratitenuti ai margini della società.

Nel 2005 produce e realizza il suo primo film Nel mio amore, tratto dal suo racconto L'inferno non esiste presente in Rispondimi. Il film esce in DVD. Nel 2006 ha scritto uno spettacolo teatrale insieme con la cantautrice Grazia Di Michele e la scrittrice Sandra Cisnereos. Il 27 settembre del 2006 viene pubblicato Ascolta la mia voce, seguito di Va' dove ti porta il cuore. Il libro è di nuovo un successo internazionale, i suoi diritti sono venduti in più di dodici Paesi. Nel libro sono contenute dure prese di posizione contro l'eutanasia, l'aborto e l'ingegneria genetica sugli embrioni, la netta condanna del Sessantotto e delle ideologie che ha portato con sé. Nel 2008 esce il romanzo Luisito. Una storia d'amore.

Nel 2011 pubblica un nuovo romanzo, Per sempre, una storia d'amore che vede protagonista un uomo sposato con una donna straordinaria. A gennaio del 2013 esce Ogni angelo è tremendo, pubblicato daBompiani. Si tratta nel contempo di un'autobiografia e di un romanzo di formazione: infatti, nella protagonista (una bambina che affronta le vicissitudini di un'infanzia difficile che non tarda a passare), non è difficile riconoscere la stessa Tamaro. Nel marzo del 2013, Susanna Tamaro raccoglie per VandA Editore la sfida di “incrociare gli occhi dell’Agnello”, di quel Gesù che è stato “re senza eserciti e senza esecuzioni” e pubblica (ma solo in formato e-book) "Via Crucis. Meditazioni e preghiere", dove l’autrice affianca a ogni passo, a ogni singola tappa, una meditazione e un'orazione.

Nell'aprile del 2013, nel corso di un incontro a cui prendono parte centinaia di ammiratori, la scrittrice riceve il Dante d'oro, il premio istituito dall'A.L. "Bocconi d'Inchiostro", il salotto letterario degli studenti dellaBocconi. Il riconoscimento è motivato dal prestigio dell'opera omnia, che ha appassionato milioni di lettori in decine di lingue, grazie ad una produzione di oltre venti lavori.

Il 10 gennaio 2014 riceve il San Giusto d'oro che dedica a suo padre. La scrittrice confida in merito:" Il San Giusto d'oro non è una lotteria. Non stai lì a concorrere con un libro solo, sperando che la giuria scelga te. No, è un riconoscimento alla carriera, all'opera intera. E riceverlo proprio nella mia città mi dà una grande gioia. Nella mia vita non ho ricevuto molti premi."

Pur avendo ricevuto all'inizio dei riconoscimenti per il suo ruolo culturale da parte degli ambienti della sinistra, Susanna Tamaro è divenuta poi oggetto di numerose accuse politiche per via di presunte posizioni anti-comuniste che emergerebbero in Va' dove ti porta il cuore e in Anima Mundi, accuse denunciate dall'editore Alessandro Dalai come una vera e propria campagna di denigrazione[11].

In vista delle elezioni politiche del 2008, Tamaro è stata contattata da Giuliano Ferrara affinché si candidasse in Umbria e in Friuli nella sua lista antiabortista "Aborto? No grazie". Susanna Tamaro, pur apprezzando e sostenendo le battaglie di Ferrara, ha rifiutato la proposta di entrare in politica.

Vicinissima al mondo cattolico, ha supportato diverse campagne della Chiesa, come l'astensione al referendum sulla procreazione assistita del 2005 o il "Family Day" del 2007. Per questo motivo è stata accusata più volte di incoerenza per la sua presunta omosessualità. La Tamaro ha però più volte smentito tali voci, dichiarando di non essere omosessuale e che la relazione con la sceneggiatrice Roberta Mazzoni, con cui vive da tempo, è priva di rapporti sessuali ed è un'amicizia d'amore. Ha sempre dichiarato di non essersi mai sentita portata per una vita di coppia e per la maternità.[12][13][14][15].

Ha espresso posizioni animaliste, definendo l'industria alimentare della carne come «il grande crimine di questi tempi».[16] La scrittrice è infatti una convinta vegetariana.

È particolarmente sensibile, inoltre, alle tematiche ambientali (è iscritta a varie associazioni di tutela)[17] ed è naturalista con interessi di botanica ed entomologia.

PROFUMO DI RECENSIONE

Mi sono approcciata a questo romanzo con la puzza sotto il naso. Pensavo che la sua fama potesse essere dettata da una reazione del momento e cioè che avesse avuto tanta fortuna per essere stato come un abbigliamento, di moda, e in tutta onestà posso dire che mi sbagliavo alla grande.

Va' dove ti porta il cuore, ti prende dalla prima all'ultima pagina e quando si giunge alla fine si resta spiazzati, perché si vorrebbe non fosse già finito.

E' una lettura scorrevole, piacevole che fa al tempo stesso riflettere e interrogarsi.

La cosa che più mi piace è la profonda verità che si legge nelle parole della nonna che in una sorta di diario/ testamento ammette tutte le sue colpe e rilascia tutte le sue scoperte.

Un viaggio attorno alla sua esistenza, alla scoperta dei suoi atteggiamenti, del suo modo di essere, per scoprire che alla fine dei suoi giorni è arrivato al fulcro della vita e tramanda alla nipote, unica parente rimasta, il suo insegnamento più grande: quello di ascoltare il proprio cuore nei labirinti dell'esistenza.

Toccante e sincera appare la protagonista dall'alto della sua saggezza duramente acquisita nel tempo, una lampada lucida ai suoi passi e foriera di speranza per la nipote.

Avrei da dire moltissime altre cose ma vi toglierei il piacere di scoprirle da voi.

Posso solo consigliarvi questo romanzo che lascia il segno e apre la porta alla riflessione.

Ora si aprano le danze dei commenti, suggerimenti e domande.

Alla prossima.

Va' dove ti porta il cuore

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Ragnatela del delitto

Pubblicato su da Lucia Collo

Ragnatela del delitto

Buongiorno carissimi,

iniziamo la discussione di oggi con un giallo noir " Ragnatela del delitto" scritto da Harry Whittington.

TRAMA tratta daibs.it

Charles R. Brower ha quello che ha sempre desiderato: una brillante carriera da avvocato e una moglie ricca. La moglie però tiene ben stretti i suoi soldi insieme a quello che resta di un matrimonio finito. Laura, la sua segretaria, sembra poter offrire a Charles quello che il suo matrimonio non è in grado di dargli. Per Cora il divorzio è impensabile. Così solo la sua morte potrà dare a Charles la libertà e la ricchezza. Charles sa che un omicidio va progettato con molta attenzione. Conosce gli avvocati, i giurati, la polizia. Laura deve fare bene la sua parte, ma deve anche imparare a essere paziente. Nessuno mai dovrà vederli insieme, nemmeno una volta. Charles ha pensato a tutto, ma questo no... non avrebbe mai potuto prevederlo!

HARRY WHITTINGTON tratto da wikipedia tradotto

Harry Whittington (4 FEBBRAIO 1915-11 giugno 1989) è stato un americano mistero romanziere e uno dei fondatori del romanzo tascabile. Born in Ocala, Florida , he worked in government jobs before becoming a writer. Nato a Ocala, in Florida , ha lavorato in lavori di governo prima di diventare uno scrittore.

His reputation as a prolific writer of pulp fiction novels is supported by his writing of 85 novels in a span of twelve years (as many as seven in a single month) mostly in the crime, suspense, and hardboiled noir fiction genres. La sua reputazione come scrittore prolifico di pulp fiction romanzi è supportata da la sua scrittura di 85 romanzi in un arco di dodici anni (ben sette in un solo mese), prevalentemente nel crimine, suspense, e sode noir generi. In total, he published over 200 novels. In totale, ha pubblicato più di 200 romanzi. Seven of his writings were produced for the screen, including the television series Lawman . Sette dei suoi scritti sono stati prodotti per il grande schermo, tra cui la serie televisiva Lawman . His reputation as 'The King of the Pulps' is shared with author H. La sua reputazione come 'Il re della pasta' è condiviso con l'autore H. Bedford-Jones . Bedford-Jones . Eight of Whittington's harboiled noir novels were republished by Stark House Press. [ 1 ] Otto di harboiled romanzi noir di Whittington furono ripubblicate da Stark House Press

N.B. Se riuscite a trovare tutta la storia della vita e della carriera di quest'autore, leggetela è sorprendente e interessante!( era nelle prefazione del romanzo).

PROFUMO DI RECENSIONE

Le prime pagine partono sommesse, si prevede già lo scopo del protagonista, che è quello di creare l'omicidio perfetto, per amare l'amante/ segretaria mantenendo il suo prestigioso ufficio e il suo lavoro e cercando di intascare la cospicua eredità della moglie.

Da qui tutto normale, se non fosse che i piani che da astuto avvocato riesce a creare si complichino per la strada.

Charles, convince la segretaria a rifugiarsi in un altro stato, a vestire i panni della moglie e a chiedere il divorzio, mentre lui corteggerà una cara amica della moglie come copertura e programmerà l'omicidio che porterà a termine.

Intanto la moglie viene barbaramente uccisa, e la notizia viene riportata dalla cronaca locale che non sa che quella è in realtà la segretaria.

Ad un certo punto, si ritroverà senza moglie e senza amore invischiato in un piano nel piano e riuscirà a scampare alla polizia per il rotto della cuffia ma ciò che lo aspetta, sarà peggio della morte... e della sedia elettrica ... non vi dico altro.

Un giallo davvero appassionante che ruota e cambia le regole strada facendo per far capire che non esistono omicidi perfetti e che la libertà a fronte di colpe così, gravi non esiste.

Avrei da dire altre cose ma lascio a voi il piacere di scoprirle.

Alla prossima!

Ragnatela del delitto

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Il cacciatore di donne

Pubblicato su da Lucia Collo

Il cacciatore di donne

Buongiorno carissimi,

iniziamo la discussione di oggi con un romanzo noir " Il cacciatore di donne" di Willeford Charles, titolo originario The Woman Chaser scritto nel 1960.

TRAMA tratta da ibs.it

Richard Hudson è uno straordinario persuasore, non è un caso quindi che venda automobili usate. Si è appena trasferito da San Francisco per avviare una nuova concessionaria a Los Angeles. Ma nella "città degli angeli" piazzare automobili è fin troppo facile e la mente di Richard divaga. Dopo essersi stabilito provvisoriamente a casa di sua madre e aver conosciuto a fondo Becky, la sua giovane sorellastra, Richard espone al patrigno Leo Steinberg l'idea che gli è venuta: girare un film a basso costo in parte auto-finanziato. Leo è stato un regista di buona caratura che attende da anni di poter rientrare nel salotto buono degli Studios hollywoodiani; rimane un esperto di cinema e pensa che il soggetto di Richard possa funzionare. Il produttore dei Mammoth Studios accetta la sfida e la carriera da regista cinematografico di Richard Hudson ha inizio. Ha solo un ultimo piccolissimo problema da risolvere: il suo ego è troppo grande per scendere a compromessi...

WILLEFORD CHARLES tratto da wikipedia

Nato in Arkansas nel gennaio del 1919, Willeford rimane presto orfano e diventa un giovane vagabondo, un hobo. A sedici anni si arruola nei corpi a terra dell'Aeronautica mentendo sull'età e fingendosi diciottenne.

La sua carriera militare durerà vent'anni e lo porterà a combattere nella giungla delle Filip­pine e nella Seconda guerra mondiale, facendogli guadagnare sul campo numerose onorificenze.

L'esperienza sotto le armi mostra a Willeford tutte le inquietanti devianze degli esseri umani, su cui si sarebbe basato anni dopo per modellare alcuni protagonisti dei suoi romanzi.

Dopo la guerra Willeford comincia la sua attività narrativa scrivendo per un'emittente radiofonica una soap opera intitolata The Saga of Mary Miller. Il suo esordio letterario avviene come poeta, nel 1948, quando pubblica la raccoltaProletarian Laughter. Il primo romanzo breve, High Priest of California, esce nel 1953 in formato tascabile. Come nel caso di molti grandi scrittori noir, all'inizio della sua carriera Willeford pubblica per piccole case editrici che stampano tascabili pulp.

La­sciato l'esercito, prima di dedicarsi completamente alla scrittura intraprende i mestieri più disparati, tra cui allenatore di cavalli da corsa, pugile, speaker radiofonico e pittore. Studia arte in Francia e in Perù e inglese all'Università di Miami.

Willeford diventa famoso per la sua "quadrilogia di Miami", una serie di ottimi romanzi noir con protagonista il sergente Hoke Moseley, il cui ultimo capitolo Come si muore oggi, uscì poche settimane prima della sua morte, avvenuta per attacco cardiaco, all'apice della sua fama di scrittore.

Willeford dipinge magistralmente una Miami di poliziotti tutti d'un pezzo e criminali psicopatici, una città succube della criminalità legata all'immigrazione ispanica e vittima della speculazione legata al turismo.

Una volta il regista Quentin Tarantino dichiarò: «Pulp Fiction non è un film noir, io non faccio del neo-noir. Penso che Pulp Fiction sia molto vicino alla crime fiction di questi ultimi anni, in particolare a Charles Willeford.»

Willeford ha scritto, tra le altre cose, Nato per uccidere, ambientato nel mondo semilegale dei combattimenti di galli (da cui Monte Hellman ha tratto il film Born to Kill) e Il quadro eretico, anomala crime-novel il cui protagonista è un critico d'arte contemporanea che deve intervistare un misconosciuto artista che in vita ha realizzato solo una cornice vuota.

PROFUMO DI RECENSIONE

Senza dubbio è un romanzo accattivante, che descrive molto bene il suo cinico protagonista.

Un uomo giovane, capace, tutto raccolto nella sua capacità di persuasione e di maestria negli affari.

Il classico uomo sicuro di sè a cui non si sa dire di no, che gioca con la vita degli altri e in special modo con le donne che cadono vittime del suo fascino e delle sue cattiverie che rasentano a volte la crudeltà.

Si muove tra le pagine come nella vita senza freni, senza limiti come se non ci fosse un domani o una conseguenza abbastanza pesante per le sue gesta.

La vita lo annoia, è arrivato al top e si prefigge nuove sfide, un film indipendente, crudo e diverso da tutti gli altri.

Anche stavolta la vita e i programmi sembrano procedere secondo le sue direttive finchè non trova un limite, un cambio di rotta che lo porta a perdere il controllo e la ragione.

Dà lì brucia tutte le possibilità e si mette definitivamente nei guai.

Mi ha colpito molto in questo romanzo noir la netta distinzione delle parti e gli intrecci tra copioni reali, veri e soggettività.

Credo che il titolo non sia proprio appropriato e un tantino fuorviante ma questo romanzo merita di sicuro una lettura per capire quanto l'animo umano e la mancanza di punti fermi possa portare al declino.

Avrei da dire altre cose ma preferisco lasciare a voi il piacere di scoprirle.

Come sempre il mio profumo di recensione termina qui.

Aspetto i vostri pareri, alla prossima.

Il cacciatore di donne

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Dalla Terra alla Luna

Pubblicato su da Lucia Collo

Dalla Terra alla Luna

Buongiorno carissimi,

iniziamo la discussione di oggi con Dalla Terra alla Luna (De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes) un romanzo di fantascienza di Jules Verne del 1865. È la prima parte di un dittico che si chiude con Intorno alla Luna (Autour de la Lune).

In questo romanzo Verne anticipa le prime fasi dello storico allunaggio avvenuto realmente oltre 100 anni dopo, il 20 luglio 1969.

TRAMA tratta da wikipedia

I soci del Gun Club, associazione americana di artiglieri con sede a Baltimora, annunciano di aver inventato un cannone capace di sparare un proiettile in grado di raggiungere la Luna. Il progetto prevede che il proiettile sia di forma sferica, costruito in alluminio, e che il dispositivo di lancio, un'enorme bocca in ghisa scavata nel terreno, utilizzi come detonatore il Fulmicotone (o Nitrocellulosa).
Mentre i più illustri scienziati discutono la questione, da tutto il mondo piovono sottoscrizioni per finanziare l'impresa.
Michel Ardan, un avventuriero francese, propone di modificare la forma del proiettile da sferica a cilindro-conica in modo tale da potervi entrare, offrendosi di diventare così il primo astronauta della storia.
Nel corso di una disputa tra Impey Barbicane, direttore del Gun Club ed ideatore dell'impresa, e il Capitano Nicholl, suo avversario politico, nasce una scommessa: se il proiettile, con a bordo Barbicane, Ardan e Nicholl, riuscirà a raggiungere la Luna intatto, senza intoppi di costruzione né di lancio, il Capitano Nicholl dovrà a Barbicane quindicimila dollari.
Alcuni osservatori, d'accordo con Nicholl, predicono che l'impresa sarà un fallimento, e che persino il lancio si risolverà in un disastro. Tuttavia, il lancio di prova ha successo.
Alla presenza di spettatori arrivati da tutto il mondo, il proiettile viene quindi lanciato nello spazio.

JULES VERNE Biografia da wikipedia

Jules Verne, spesso italianizzato in Giulio Verne (Nantes, 8 febbraio 1828Amiens, 24 marzo 1905), è stato uno scrittore francese. È oggi considerato tra i più influenti autori di storie per ragazzi e, con i suoi romanzi scientifici, uno dei padri della moderna fantascienza. Il successo giunse nel 1863, quando si dedicò al racconto d'avventura. Tra i suoi numerosissimi romanzi vi sono Viaggio al centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, L'isola misteriosa,Ventimila leghe sotto i mari e Il giro del mondo in ottanta giorni. Alcuni di questi sono poi divenuti film.

Jules Verne, con i suoi racconti ambientati nell'aria, nello spazio, nel sottosuolo e nel fondo dei mari, ispirò scienziati e applicazioni tecnologiche delle epoche successive.

Le sue opere sono note in tutto il mondo. Verne è uno degli autori più letti in lingua straniera.

PROFUMO DI RECENSIONE

Non si può che rimanere affascinati dagli scritti di Verne, un autore a dir poco "visionario".

Eppure nelle sue parole e soprattutto in questo romanzo si sgorge e si respira una grande preparazione. Una grande premonizione che poggia la base su ipotesi scientifiche come se l'autore avesse avuto davvero intenzione di realizzare quest'impresa e avesse ben studiato ogni controversia e ogni opposizione alle sue teorie.

Trasformando ogni progetto in qualcosa di tangibile e reale.

A parte la conoscenza della Luna e lo studio approfondito che si percepisce nelle sue pagine, questo romanzo rende questo viaggio assolutamente possibile e la capsula cui i soci del Club cannone danno vita, non differisce se non per pochissimo da una vera capsula spaziale.

Attraverso le sue pagine Verne ci porta a sognare che vivere sulla Luna si può, che una grande opera come quella che si proprone di realizzare si compone davanti ai nostri occhi pagina dopo pagina.

Anche noi lettori siamo lì come tutto il mondo, in attesa degli sviluppi e della riuscita del progetto.

Ci sarebbero da dire altre cose ma lascio a voi il piacere di scoprirle compreso il finale sicuramente non scontato.

Come sempre aspetto le vostre opinioni e vi ringrazio.

Alla prossima.

Dalla Terra alla Luna

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Ritorno a Saigon

Pubblicato su da Lucia Collo

Ritorno a Saigon

Buongiorno carissimi,

iniziamo la discussione di oggi con un romanzo intrigante: RITORNO A SAIGON scritto da

James Webb e pubblicato da Piemme.

TRAMA tratta da libreriauniversitaria.it

In realtà, Brandon Condley, non se n'era mai andato veramente. Il Vietnam gli era rimasto dentro. In Vietnam aveva perduto la donna che amava, gli amici migliori. Adesso è potuto tornare davvero, su mandato del governo, per recuperare i corpi dei soldati americani mai restituiti alle loro famiglie. Uno di questi corpi, ritrovato in un villaggio sulle colline, porta ancora la medaglietta di riconoscimento. È un nome che evoca ricordi dolorosi, per Condley. È il nome di un disertore, di un traditore: Theodore Deville, che si era unito ai Vietcong e aveva organizzato un agguato in cui erano morti quasi tutti i suoi compagni. Ma quando emerge con certezza che il corpo ritrovato non è di Deville, Condley capisce che quella medaglietta non era lì per caso.

JAMES WEBB biografia da wikipedia ( tradotto)

James Henry "Jim" Webb, Jr. (nato il 9 febbraio 1946) è un ex senatore degli Stati Uniti da Virginia . He is also an author and a former Secretary of the Navy . Egli è anche un autore e un ex segretario della Marina . He is a member of the Democratic Party . Egli è un membro del Partito Democratico .

A 1968 graduate of the US Naval Academy , Webb served as a Marine Corps infantry officer until 1972, and is a highly decorated Vietnam War combat veteran. Un laureato 1968 della US Naval Academy , Webb servito come un Marine Corps fanteria ufficiale fino al 1972, ed è un pluridecorato guerra del Vietnam veterano. During his four years with the Reagan administration , Webb served as the first Assistant Secretary of Defense for Reserve Affairs, then as Secretary of the Navy . Durante i suoi quattro anni con l' amministrazione Reagan , Webb servito come primo Assistente Segretario alla Difesa per gli Affari Reserve, poi come Segretario della Marina .

Webb won the Democratic nomination for the 2006 Virginia Senate race by defeating Harris Miller in the primary , then won the general election by defeating the Republican incumbent George Allen . Webb ha vinto la nomination democratica per il 2006 gara Virginia Senato sconfiggendo Harris Miller nel primario , poi ha vinto le elezioni generali sconfiggendo il repubblicano in carica George Allen . Webb's thin margin in the general election (less than 0.5%) kept the outcome uncertain for nearly two days after polls closed on November 7, 2006, and provided the final seat that tilted the Senate to Democratic control. Margine sottile di Webb nelle elezioni generali (meno 0,5%) mantenuto l'esito incerto per quasi due giorni dopo la chiusura dei seggi il 7 novembre 2006, e ha fornito la sede definitiva che inclinato il Senato al controllo democratico. On his sixty-fifth birthday, he announced that he would not seek re-election in 2012 , saying that he did not want to spend his whole life in politics, and that he wanted to return to the private sector. Sul suo sessantacinquesimo compleanno, ha annunciato che non avrebbe cercato la rielezione nel 2012 , dicendo che non voleva passare tutta la vita in politica, e che voleva tornare al settore privato. He was succeeded by former Governor and fellow Democrat Tim Kaine . Gli successe ex governatore e collega democratico Tim Kaine .

Webb is also an author of many books, stating that "I've written for a living all my life, so writing is as much a part of me as working out." [ 1 ] Webb è anche un autore di molti libri, affermando che "ho scritto per vivere tutta la mia vita, così la scrittura è tanto una parte di me come lavorare fuori.

PROFUMO DI RECENSIONE

Questo romanzo non solo, regala uno squarcio autentico del Vietnam con le sue gioie e i suoi dolori ma entra nel cuore degli esseri per scoprire che a volte una diversa nazione può innestarsi dentro, più della stessa patria.

Attraverso le sue pagine, ci troviamo calati nelle vite di diversi uomini, quella di Brandon un ex militare che si è cucito sulla pelle un nuovo impiego per stare vicino al suo amato Vietnam ( che apprezza fin nelle sue piccolezze) e la vita di Dzung un ex combattente vietnamita, reo di aver seguito la fede politica sbagliata e per questo costretto alla miseria in un quartiere infimo e declassato a guidatore di cyclo.

Le loro vite s'intrecciano alla scoperta di uno scheletro di un disertone che ha tradito un po’ tutte le parti facendosi portavoce di morte e complotti.

La vicenda si complica quando si scopre che quello che si ritenva lo scheletro di un disertore in realtà appartanga a un'altra persona porbabilmente vittima egli stesso del disertone.

Di qui cominceranno una serie di viaggi e scoperte che porteranno a un finale inatteso, inaspettato ma vivifico per tutti.

Devo dire che questo romanzo riesce a porre l'accento sulla vita militare e i suoi doveri, sulle fatiche e sulle catastrofi delle guerre e sulle tristi conseguenze di aver scelto il lato sbagliato su cui schierarsi.

Le sue pagine indugiano altresì sulla lealtà, sul rispetto e sulla dignità della povertà vissuta nel migliore dei modi.

Avrei da dire molte altre cose ma il mio deve essere un profumo e un invito alla lettura.

Questo romanzo merita una lettura perché fa riflettere e apre gli occhi su un mondo non troppo distante dal nostro.

Alla prossima e grazie.

Ritorno a Saigon

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I viaggi di Gulliver

Pubblicato su da Lucia Collo

I viaggi di Gulliver

Buongiorno carissimi,

iniziamo la discussione di oggi con un romanzo che coniuga fantasia e satira in una squisita allegoria dell'Inghilterra e della Francia settecentesca nonché nell'animo umano, scritto sotto pseudonimo da Jonathan Swift nel 1726( riveduto nel 1735): I viaggi di Gulliver.

TRAMA tratto da wikipedia

Il libro si apre con un breve preambolo nel quale Gulliver si presenta, come d'uso nei libri dell'epoca, e fornisce un breve sunto della sua vita e degli avvenimenti precedenti ai suoi viaggi. Sappiamo dunque che si tratta di una persona di mezza età, di classe borghese, versato nella medicina e nella conoscenza delle lingue, con una grande passione per i viaggi.

Il primo viaggio viene intrapreso dal protagonista per mancanza di denaro, quindi decide di imbarcarsi su una nave come chirurgo di bordo. Salpato dal porto di Bristol il 4 maggio 1699, naufraga a causa di un terribile temporale su una terra sconosciuta agli uomini, dopo sette mesi di navigazione. Al suo risveglio si trova legato da uomini alti circa 15 centimetri, abitanti delle isole vicine di Lilliput e Blefuscu (che l'analisi critica identifica, rispettivamente, come allegorie dell'Inghilterra e della Francia del tempo), divise fino al fratricidio da un'annosa e irresolubile controversia sul modo più corretto di rompere le uova, se dalla parte più grossa o da quella più piccola (allegoria delle dispute religiose tra cattolici e anglicani).

Dopo aver dimostrato che era pacifico (venuto in pace) e giurato fedeltà all'Imperatore, a Gulliver vengono offerti alloggio e cibo e viene accolto nel grande palazzo. Le sue osservazioni sulla corte di Lilliput (modellata su quella di Giorgio I) mettono in ridicolo le lotte tra le varie fazioni, rappresentate dalla rivalità tra "tacchi alti" e "tacchi bassi" (i partiti Whig e Tory), gli intrighi di corte, i metodi con cui viene conquistato il potere e la fiducia del sovrano, insistendo sulla corruzione dei tempi presenti rispetto a un luminoso passato.

Anche se aiutò i Lillipuziani a sconfiggere Blefuscu, Gulliver si rifiutò di aiutarli ancora una volta a rendere schiavi il popolo vicino. Dopo questo episodio, i sovrani lo considerano ingrato e soprattutto l'Imperatrice, sua nemica giurata dal momento in cui Gulliver ha salvato il Palazzo da un incendio con la propria urina. Lo scatenarsi di congiure di palazzo (nelle quali si continuano a ritrovare paralleli con la storia personale di Swift) fa sì che Gulliver venga dichiarato un traditore e condannato a una lenta agonia per fame.

Avvertito di ciò, Gulliver decide di fare una visita presso i sovrani di Blefuscu per sfuggire alla sentenza prima che venga annunciata. Mentre la notizia giunge a Blefuscu, una nave passa dalle parti di Blefuscu e così Gulliver decide di imbarcarsi con la speranza di ritornare indietro a casa.

5 maggio, 1699 — 13 aprile, 1702

Parte II - Brobdingnag

Gulliver a Brobdingnan in un dipinto di Richard Redgrave.

Tornato in mare, a bordo di questa nave, Gulliver viene abbandonato dai suoi amici e ritrovato da un contadino gigantesco alto circa 22 m (la scala di Lilliput è 1:12, quella di Brobdingnag è simmetrica, 12:1). Questo lo esibisce come fenomeno da circo facendo così molto denaro, finché la Regina, lo chiamò a Palazzo. Una delle sue tante avventure più nota è la lotta con le vespe giganti che lui, in condizioni piccolissime, temeva molto. Gulliver dopo va a visitare il Palazzo e così conosce l'imperatore, con il quale parla di argomenti molto sofisticati.

Nel corso di un viaggio al mare, la sua 'scatola da viaggio' viene ghermita da un'aquila gigante e quindi abbandonata in mare. Gulliver si butta in mare e successivamente verrà salvato da una nave di passaggio che lo riporterà per la seconda volta in Inghilterra.

20 giugno 1702 - 3 giugno 1706

Parte III - Laputa, Balnibarbi, Glubbdubdrib, Luggnagg e il Giappone

Gulliver scopre l'isola volante di Laputa.

Tornato in Inghilterra decide di partire con una nave di un suo vecchio amico comandante, la Hopewell, diretta verso le Indie Orientali. La nave successivamente verrà attaccata da pirati olandesi i quali lo gettano in mare. Quando si sveglia si ritrova su una terra che fluttua: Laputa. Qui tutti si dedicano solo alla musica e alla matematica, ma sono incapaci di applicare queste discipline a fini pratici.

Gulliver viene portato, poi, a Balnibarbi dove, con un commerciante olandese, andranno in Giappone e da qui in Inghilterra ancora una volta. In questa terra vede il mondo portato alla rovina della scienza senza badare ai suoi risvolti pratici (il che costituisce una critica alla Royal Society). Discute di storia con i fantasmi dei personaggi storici più famosi, come Giulio Cesare e incontra gli struldbrugs, degli sfortunati che sono vecchissimi e reietti, anche se immortali. L'immortalità viene qui descritta come una condanna, invece che come una fortuna.

5 agosto, 1706 — 1710.

Parte IV - Gli Houyhnhnms

Il suo quarto ed ultimo viaggio, porta Gulliver nel mondo dei cavalli razionali, gli Houyhnhnms, esseri saggi e molto intelligenti che hanno sviluppato un sofisticato metodo di comunicazione. Essi sono identici ai cavalli però dotati di parola e cervello che usano anche più degli umani. Le loro terre sono ben curate anche se, hanno un unico difetto: ospitano degli esseri brutali, che camminano su due gambe al posto di quattro:Yahoos, uguali e identici di aspetto fisico agli esseri umani, anche se abbrutiti e degenerati, in particolare nei movimenti (il modo di Gulliver di camminare sempre e solo sulle "zampe" posteriori viene considerato dal suo padrone Houyhnhnm una pericolosa affezione).

Essi sono così disprezzati che gli Houyhnhnms aggiungono la parola Yahoo alla fine delle altre parole quando vogliono dare loro un'accezione negativa. Dopo averli visti e scrutati Gulliver inizia a provare vergogna verso la sua razza e capisce l'immensa superiorità degli Houynhnms. Desidera, dunque, vivere con loro per apprendere ciò che conoscono, ma il Concilio Supremo degli Houyhnhnms lo rifiuta, poiché a loro avviso la brutalità Yahoos sarebbe venuta prima o poi allo scoperto, costituendo un grave danno per il loro popolo.

Così Gulliver, una volta esiliato dalle loro terre, si costruisce una zattera per poter tornare in Inghilterra e, una volta tornato a casa, seppur felice di rincontrare sua moglie e i suoi figli, non riesce a sopportare l'odore della razza umana. Impiegherà degli anni per permettere a sua moglie di mangiare nella sua stessa stanza, però sarà comunque vietato ai suoi familiari prenderlo per mano. Apprezza molto la compagnia dello stalliere e il recarsi presso la sua stalla, per percepire nuovamente la vicinanza degli Houyhnhnms.

JONATHAN SWIFT tratto da wikipedia

Swift rimase orfano di padre e fu per questo affidato agli zii. Il 21 aprile 1682, all'età di 14 anni entrò al Trinity College di Dublino[3]. Dopodiché, nel 1688 Swift si trasferì in Inghilterra, dove lavorò come segretario del diplomatico e scrittore William Temple, lontano parente della madre; posto che continuò a occupare - pur con varie interruzioni durante le quali tornò in Irlanda dove venne anche ordinato sacerdote anglicano, più per mantenersi che per sincera vocazione - fino alla morte di Temple avvenuta nel 1699. Dal 1695 al 1696 fu parroco a Kilroot, nell'Irlanda del Nord, ma ben presto fu esentato dall'attività pastorale per le posizioni eterodosse e critiche nei confronti delle religioni.[4]

Conformemente al suo spirito anticonformista, nel 1697 scrisse la Battaglia dei libri (The Battle of the Books), un poema eroico e satirico (sul modello di Alexander Pope) in cui egli prendeva la parola sulla controversia circa la superiorità dei tempi antichi rispetto a quelli moderni, un tema caro alla letteratura del tempo. Per lui tutti i tempi, una volta vissuti, diventano inferiori, e quindi egli considerava superiori i tempi antichi perché ormai non potevano più essere vissuti. Con una satira pungente, inoltre, egli denunciò la finta erudizione dei suoi giorni.

Il successo del suo libro permise a Swift di procurarsi del denaro, col quale riuscì a viaggiare molte volte a Londra: nella capitale inglese conobbe Esther Johnson, meglio nota come Stella, di cui si innamorò ricambiato. Il padre di Stella, un diplomatico amico della madre di Swift, chiese allo scrittore di completare l'educazione della figlia: in tal modo egli riuscì a occuparsi della letteratura senza dover rinunciare alla scrittura e alla lettura. Conteporaneamente, ebbe anche una difficile relazione con Esther Vanhomrigh, detta Vanessa.[5]

Nel 1700 Swift ottenne il vicariato di Laracor e fu nominato canonico della cattedrale di San Patrizio a Dublino; l'anno successivo dopo aver ottenuto il dottorato in teologia al Trinity College si recò in Inghilterra dove pubblicò il suo primo opuscolo politico, A discourse of the Contest and Dissensions between the Nobles and Commons in Athens and Rome.[6]

Nel 1704 pubblicò anonimamente la famosa Favola della botte o della vasca da bagno (Tale of a Tub), una satira in prosa sulle Chiese anglicana, cattolica e calvinista e sulle moderne convinzioni politico-religiose. Scritta tra il 1694 e il 1697, metteva in ridicolo, in maniera originale e divertente, varie forme di pedanteria e di presunzione. Nonostante tale opera fosse stata pubblicata anonimamente, Swift ritenne che questa fosse la causa per la quale divenne inviso alle autorità ecclesiastiche anglicane che gli preclusero la possibilità di una brillante carriera clericale.[7]

Tra il 1707 e il 1709 Swift soggiorna per lungo tempo in Inghilterra con lo scopo di ottenere dalla regina Anna l'estensione al clero anglicano irlandese l'esonero da una tassa concesso al clero inglese, questa permanenza gli permette di venire a contatto con i principali esponenti politici dei partiti tories e whigs.[8]

Nell'ottobre 1710 Robert Harley importante leader del partito tory affida a Swift la redazione del periodico del partito, l' Examiner. Quando, nel 1711 i tories prendono il potere, Swift diventa uno scrittore molto influente, alla redazione dell'Examiner affianca quella di un altro importante giornale politico, lo Spectator. In questi anni è il confidente di Harley, di Henry St John, e l'amico di intellettuali quali Alexander Pope, John Gay e il dottor Arbuthnot, con i quali proprio in quegli anni fonda lo Scriblerus Club.

Nel 1713 diviene il Decano della Cattedrale di San Patrizio a Dublino, anche se aspira a un incarico importante in Inghilterra; il 1º agosto 1714 improvvisamente e inaspettatamente muore la regina Anna, gli whigs fanno salire sul trono il protestante Giorgio di Hannover, i principali protettori di Swift cadono in disgrazia, Harley è rinchiuso nella torre di Londra e St. John fugge in Francia, Swift torna in Irlanda da cui non si muoverà per 12 anni.

Molto probabilmente in questo periodo in Irlanda scrive il suo capolavoro. Nel 1726 e nel 1727 soggiorna più volte in Inghilterra presso il suo amico Pope. Il successo dei Viaggi di Gulliver è enorme, ma a questo si contrappone l'aggravamento della sua malattia uditiva, la Sindrome di Ménière; questo, unito alla morte di Stella nel 1728, renderà Swift sempre più solitario e misantropo.

Swift negli ultimi anni si estraniò completamente dal mondo, polemico con tutti e bizzarro nei comportamenti, e fu spesso ospitato dall'amico Alexander Pope, uno delle poche persone con cui rimase in buoni rapporti. Nel 1742, forse colpito da ictus perse l'uso della parola; alla morte di Pope nel 1744 fu ricoverato all'ospedale di S. Patrizio a Dublino, nell'ala destinata alla cura dei disturbi mentali, dove morì nel 1745, a 78 anni. Postume furono pubblicate le Istruzioni alla servitù. Nel testamento lasciò il suo ingente patrimonio ai poveri, ma ne destinò una gran parte alla costruzione di un manicomio in Irlanda, per ricordare agli abitanti che erano folli e ne avevano bisogno più di qualunque altro popolo.

È sepolto nella cattedrale di San Patrizio a Dublino, accanto all'amata Esther Johnson. Il suo epitaffio in latino, scritto da lui stesso, recita: «Qui è sepolto il corpo di Jonathan Swift, S.T.D. / decano di questa cattedrale / dove l'ira e il risentimento / più non possono divorare il suo cuore. / Va' via passante / e prendilo a modello, se ti è possibile / sii un valoroso dell'umana / libertà vendicatore.»

PROFUMO DI RECENSIONE

Mi sono approcciata alla lettura di questo testo con animo semplice e senza troppe aspettative. Considerato da sempre un libro per ragazzi, volevo anch'io far parte dei meravigliosi mondi e della fantasia dell'autore.

In verità ho scoperto un romanzo apparentemente leggero, che si legge facilmente ma che fa paura per quanto risulti attuale.

Sebbene sia inserito nell'ambito della letteratura per adolescenti, credo che ci sia bisogno di una certa maturità per comprenderlo appieno e per trarne le volute indicazioni.

A parte le parti fantastiche, le descrizioni, i viaggi e le diverse popolazioni, l'autore non fa altro che servirsi dei ragionamenti con altri regnanti per criticare aspramente l'operato, la politica e la sete di potere dell'uomo e della sua patria.

In maniera velata, esaltando il suo paese, ne fornisce un quadro allarmante, dove i governanti, le persone al potere e al governo, non hanno abbastanza qualità morali e si lasciano trasportare dalla corruzione e dal denaro.

Attraverso le sue parole l'autore condanna la politica bellica, le armi da fuoco e la distruzione portata dagli armamenti, ponendo l'accento su quello che dovrebbe essere il modo di regnare e di farsi rispettare, basato sulla deferenza e sulla correttezza.

Insomma un romanzo da leggere assolutamente, per scoprire che dopo 300 anni le paure dei "governati" siano più o meno le stesse di quelle di oggi.

Avrei da dire molte altre cose ma vi toglierei il gusto di scoprirle da voi.

Il mio profumo di recensione termina qui come sempre aspetto le vostre opinioni.

Alla prossima e grazie.

I viaggi di Gulliver

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